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Convegni

Coscienza religiosa e cultura moderna:percorsi della ragione e dell’istruzione

Data14 febbraio 2009 SedeMIlano, Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Memelli 1 Ordine di scuolaOgni ordine e grado
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Viviamo un’emergenza educativa che è anche un’emergenza culturale, per far fronte alla quale si può e deve rimettere al centro la domanda su quale sia l’ipotesi di spiegazione della realtà che permetta di vivere con un senso, che possa essere partecipata con favore ad altri e verificata da ciascuno. Muovendo da queste considerazioni si è svolto Il convegno COSCIENZA RELIGIOSA E CULTURA MODERNA:PERCORSI DELLA RAGIONE E DELL’ISTRUZIONE. Nella introduzione ai lavori, Onorato Grassi, ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università Lumsa di Roma e presidente del comitato scientifico dell’Associazione Il Rischio Educativo, ha evidenziato come ogni scuola, e in particolar modo la scuola libera, nasca dall’esigenza di comunicare e condividere un’ipotesi culturale, che permette di avere un contatto con la realtà perché consegna un’ipotesi di significato. Richiamandosi ai testi di Luigi Giussani dedicati all’educazione, Grassi ha affermato che le tesi in essi contenute sono pertinenti coi temi della scuola e dell’istruzione, e possono costituire una piattaforma condivisa di una scuola che intenda assumere l’educazione alla realtà intera come ipotesi: è il caso della scuola statale intitolata a “Don Luigi Giussani”, grazie all’opera della direttrice Agnese Ivana Sandrin. Anche La coscienza religiosa nell’uomo moderno merita di divenire una base culturale di verifica, per la sua rispondenza alla realtà e per la lettura della modernità e delle sue nostalgie, che si muovono tra separazione del senso dalle cose e il desiderio, spesso frenetico, di colmare tale frattura. Grassi ha inoltre ripreso numerose e preziose osservazioni giunte dalle scuole che hanno partecipato al convegno, segno e testimonianza di un interesse al lavoro comune tra docenti, direttori e presidi, che assomma, in un anno, a 126 incontri, per un totale di 307 ore, con una partecipazione complessiva di 4.603 presenze. Nella relazione successiva, entrando nel merito del rapporto tra coscienza religiosa e modernità, Costantino Esposito, ordinario di Storia della filosofia all’Università di Bari, ha preso le mosse dalle radici agostiniane del rapporto tra uomo e mondo: da quel passo delle Confessioni, “Fecisti nos ad Te Domine, et inquietium est cor nostrum donec requiescat in Te”, da cui è nato un modo di sentire la realtà, e in particolar modo quella realtà che è l’io dell’uomo. “Il nostro cuore è inquieto finché non trovi la sua soddisfazione in Te”, ha proposto di tradurre Esposito, per affermare che lo svolgimento della ragione nasce in relazione con la propria esperienza di felicità totale, dove il rapporto con l’Altro è all’origine. In seguito, Esposito ha parlato del dramma del soggetto moderno, ovvero della distanza che separa l’uomo dalla sua soddisfazione, legandolo a un’attesa confusa e morbosa, che si alimenta solo di se stessa, impaurita dalla risposta. Esposito ha affermato, poi, che questa crisi dell’io, di cui tanto si parla nel nostro tempo come esito di una arroganza finita male, non si colloca alla fine di un percorso, quanto piuttosto all’inizio della sua pretesa. In essa l’uomo ha smarrito l’io e l’emergere della coscienza come rapporto, che si colloca all’origine dell’io e non come atto secondo. Di qui la sfida: educare alla religiosità autentica oggi è educare alla ragione, educare la razionalità e alla razionalità, dove la ragione va intesa come lo spazio dell’incontro tra l’io e la realtà, quell’apertura in cui c’è già l’io e il mondo. La razionalità va, così, sottratta all’idea illuministica da atto notarile che procede per astrazioni separate dal mondo e deve essere educata a guardarsi come spazio di donazione della realtà, in modo che tutto diventi segno amato. Sono poi state svolte, durante la giornata, diverse esemplificazioni che hanno affrontato i principali nodi della cultura moderna in rapporto con una concezione della ragione non ristretta e proiettata solo su di sé. È innanzitutto intervenuto il giornalista e critico d’arte Giuseppe Frangi, che ha svolto il tema “L’arte senza chiesa, la chiesa senza arte. Il senso religioso nell’arte moderna”, rilevando come lo sviluppo dell’arte occidentale germogli per quanto l’artista si misura oggettivamente con i dati del fatto cristiano accaduto, coinvolgendo la propria persona e rapportandosi a una contemporaneità dell’evento, al prolungamento nel presente di quel fatto. Prendendo in esame la difficoltà dell’artista moderno a rappresentare l’avvenimento religioso, Frangi ha ricordato e mostrato alcuni importanti esempi di una possibile riconciliazione verso un’ineludibile ricerca di senso. Sono così state analizzate e ricordate alcune opere, da Klein a Matisse a Van Gogh a Cezanne, sino Bacon e all’affermazione per cui “la partita del nostro destino si gioca sulla nostra carne”. La professoressa Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano, a partire dall’analisi della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, ha sviluppato il rapporto che intercorre tra i fondamenti dell’idea di uomo e le sue espressioni nel campo del diritto. Violini ha mostrato come le Dichiarazioni possano essere considerati manifesti di una antropologia da comprendere, che riprende i temi della modernità, talora riducendo, tuttavia, la persona in termini di legge e di cittadino. In tal senso, appare decisivo comprendere il rapporto tra la società civile e lo Stato, per poter comprendere anche la propria relazione con l’altro e il mondo. Il professore Giuseppe Tanzella-Nitti, ordinario di teologia fondamentale nella Pontificia Università della Santa Croce a Roma, e responsabile del portale web Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede, nella relazione finale ha mostrato il cammino della ragione scientifica, sottolineando come esso vada inteso nei sensi di un consolidamento e ampliamento dell’esperienza umana unitaria. Il convegno ha evidenziato la necessità che una proposta educativa, che abbia a cuore lo sviluppo della coscienza religiosa, entri negli interessi quotidiani della cultura, delle attività, delle forme e delle materie, in modo che il significato della vita diventi pratica della vita. Come è risuonato durante la lettura che Stefano Braschi ha svolto di uno tra i più grandi poeti del XX secolo, T. S. Eliot, “C’è solo la lotta per riguadagnare quel che è stato perso / E trovato e perso ancora e ancora: e ora, in condizioni / Che appaiono sfavorevoli. Ma forse né guadagno né rovina. / Per noi, c’è solo da cercare. Il resto non ci riguarda”.

Programma

sabato 14 febbraio 2009

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