Comitato Scientifico: Giorgio Chiosso, Michele Faldi, Onorato Grassi (Presidente), Michele Lenoci, Enrico Reggiani, Luisa Ribolzi, Francesco Valenti
Il corso residenziale intende offrire un contributo per lo sviluppo della cultura musicale nell’ambito della scuola italiana. Un tempo, nell’età medioevale, una delle sette arti liberali – quelle ritenute capaci di formare l’uomo e di renderlo libero –, la musica, nella nostra epoca, è sottoposta a sollecitazioni diverse e non di rado contraddittorie. Per i giovani è una sorta di cultura unificante: qualunque sia il genere o l’autore preferito, ciascuno passa molto del suo tempo ascoltando musica. Eppure, non sono in molti a saper leggere la musica, pochi la sanno suonare, pochissimi ne conoscono la storia, i generi, le “opere” e le melodie. Fra i Paesi europei l’Italia, che pur vanta una produzione musicale fra le più ricche e rinomate al mondo, è forse agli ultimi posti nella preparazione musicale generale. In ciò la scuola non ha aiutato di certo a valorizzare e a far fiorire generazioni di giovani capaci di vivere di musica. La musica è bellezza, è linguaggio, è conoscenza: tutto ciò sembra esser stato dimenticato o censurato nelle aule scolastiche, laddove altre, e altrettanto meritevoli, occupazioni hanno avuto il sopravvento, relegando l’educazione musicale in una nicchia di minoranza o al meccanico apprendimento di uno strumento.
Da qualche anno, però, la situazione sta lentamente cambiando: scuole e reti di scuole, dalla Scuola dell’infanzia alle Superiori, hanno iniziato a introdurre la musica nell’insegnamento in un modo nuovo, sia coltivandola come arte, sia sviluppandone il valore culturale, sia formando nuove sensibilità e nuovi interessi.
In questa avventura, che ha trovato autorevoli sostegni in personalità di cultura e anche in qualche illuminato politico, il compito degli insegnanti si presenta importantissimo e, per molti versi, delicato. Non si tratta, infatti, di trovare strategie, metodologie e programmi, in un quadro sostanzialmente già definito, ma di puntare sulle priorità della formazione umana dei giovani con spirito libero e innovativo, cominciando a mettere in discussione sé stessi e intraprendendo percorsi di educazione personale. Solo grazie ad adulti aperti alla musica e familiari con essa nella scuola quest’arte potrà essere amata, gustata, frequentata, condivisa con gli altri insegnamenti, trattata, anche, per aiutare chi è in difficoltà e far sentire tutti a casa propria.
Sono queste le principali ragioni che hanno suggerito di dedicare la Summer school del 2018 proprio alla musica, con l’auspicio che ciò inneschi un processo virtuoso nella scuola a beneficio delle attuali e future generazioni.
